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Geriatria B. Per gli anziani la corretta nutrizione è importante come una medicina

Data di pubblicazione: 11 settembre 2026

I rischi nel mangiare troppo o troppo poco, perdita del tono muscolare e la presenza di patologie

 

Se n’è parlato a Verona nel congresso “Nutrizione e invecchiamento” 

 
Le abitudini alimentari sono per l’anziano come una seconda medicina. Mangiare troppo o troppo poco sono entrambi motivo di scarsa salute. Una buona parte della sfida all’invecchiamento in salute sta, infatti, nell’equilibrio della quantità ma anche sul fabbisogno di determinati elementi come le proteine. Un’adeguata nutrizione è ancora più necessaria nell’anziano con patologie concomitanti: in questi casi inoltre, servirà per ogni paziente uno schema alimentare personalizzato.
Di tutto questo, si è parlato a Verona nel congresso nazionale “Nutrizione e invecchiamento”, organizzato dall’Accademia di Geriatria, presieduta dal prof. Mauro Zamboni, direttore Uoc Geriatria B.  
Sarcopenia, mancanza di muscolo. Il termine dal greco indica la perdita di massa muscolare, che va combattuta anche a tavola. E’ una delle sfide principali: circa il 30% degli anziani autonomi, che vive nella propria casa, presenta un apporto calorico inferiore ai livelli raccomandati e una parte di questi, pur apparendo in buone condizioni, presenta uno stato di malnutrizione per difetto. E’ inoltre comune nell’anziano avere una dieta poco varia, basata su pochi alimenti consumati ripetutamente. Tra le azioni più funzionali ci sono sicuramente un’adeguata assunzione di proteine, che contribuiscono a mantenere il muscolo, che sarà maggiore rispetto a quella del giovane e ben distribuita durante la giornata per ottimizzarne la sintesi. Fondamentale è il ruolo dell’esercizio fisico, ma non di ogni tipo: importante l’attività che interessa il potenziamento muscolare. Questi due accorgimenti se accostati hanno un’azione moltiplicativa portando ad un potenziamento della massa e soprattutto della forza. La riduzione della forza muscolare e la bassa qualità della massa comportano quindi rischio di cadute, fratture, disabilità fisica e mortalità. Tra i principali fattori di rischio della Sarcopenia, oltre a riduzione dell’esercizio fisico e alimentazione incongrua, ci sono le infiammazioni in generale, alcuni farmaci e la variazione ormonale che si verifica con l’età. 
Obesità e diabete. Un’altra condizione da evitare per l’anziano è l’obesità, che fa male e infatti oggi, diversamente da qualche anno fa, questi pazienti vengono trattati per la perdita di peso. Una persona di magra costituzione arriva a 70 anni con circa 7 chili in più, chi ha corporatura robusta nel corso della vita aggiunge 20 chili. Per questo motivo, con l’avanzare dell’età, ridurre il peso in eccesso è importante tanto quanto mantenere un’adeguata massa muscolare. Infatti, il concomitante ridursi dell’attività fisica, aumenta il peso corporeo fino ai 60 anni nel maschio e ai 70 nella donna, con aumento del giro vita, cioè del grasso corporeo addominale. L’obesità degli anziani è aumentata come numero di pazienti negli ultimi anni, oggi il sovrappeso negli anziani viene vista come una criticità dal punto di vista delle complicanze e per la disabilità fisica con persone che fanno fatica a muoversi. Si tratta quindi di una patologia a tutti gli effetti per cui sono da poco attive nuove terapie farmacologiche per la perdita di peso. Uno studio internazionale coordinato dai prof. Zamboni e John A. Batsis (University of North Carolina at Chapel Hill), pubblicato su Annals of Internal Medicine, ha analizzato gli effetti dei nuovi farmaci antiobesità sulla composizione corporea. Lo studio ha coinvolto Alessandro Gavras, geriatra dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e dottorando. I ricercatori hanno valutato come semaglutide e tirzepatide modificano non solo il peso corporeo, ma anche la qualità della perdita di massa. I risultati confermano una riduzione significativa del peso e della massa grassa viscerale, ma anche una perdita di massa muscolare. Per gli anziani e i soggetti fragili è quindi essenziale monitorare la qualità della perdita di peso durante il trattamento.
Altre patologie. La cattiva alimentazione, che sia per eccesso o per difetto, è determinante in presenza di patologie: neurodegenerative, oncologiche cardiovascolari o altre condizioni croniche. La Sarcopenia viene accelerata da patologie come l’artrite reumatoide, lo scompenso cardiaco, la BPCO, l’insufficienza renale e quasi tutte le malattie cronico-degenerative. Ogni malattia che presenta il paziente, necessita di un’alimentazione dedicata. 
Prevenzione fin dall’età adulta. Gli accorgimenti che portano ad avere un invecchiamento più sano non sono solo materia del geriatra, ma è fondamentale spostare l’attenzione anche sulla prevenzione che quindi permette di arrivare alla terza età già preparati e nelle migliori condizioni di salute. La prospettiva di un invecchiamento attivo è importante se si pensa che la Sarcopenia comincia a manifestarsi molto precocemente e accelera dopo i 60 anni, in particolare in presenza di situazioni patologiche, con importanti ricadute sullo stato di salute. La perdita della massa e della forza muscolare inizia nel maschio a 30 anni e nella donna circa nel periodo della menopausa. Da questo momento si perdono piccole quantità di massa e più grandi quantità di forza muscolare. 
Buone pratiche per una corretta nutrizione. I principi generali che agevolano un invecchiamento in salute indicano la riduzione del sale, degli zuccheri semplici e delle proteine animali derivate da carni rosse. L’aumento del consumo di creali e alimenti integrali. In generale, è indicata la dieta mediterranea per la sua prevalenza di frutta, verdura e pesce. L’Istituto superiore di sanità, nel 2025, ha emanato le linee guida come elemento di prevenzione e di terapia. Infine, negli anziani non va trascurata la quota proteica che, dopo i 70 anni, va distribuita nei tre pasti quotidiani e non concentrata in un solo pasto.  
Congresso a Verona. Il 7° congresso nazionale, dal 10 al 12 settembre, è stato dedicato a questi temi con diversi esperti, specialisti e laboratori rivolti soprattutto ai giovani medici e agli specializzandi. Il panel ha visto la partecipazione di molti specialisti Aoui. Per il tema della vitamina D: Uoc Reumatologia il prof. Maurizio Rossini (direttore), prof. Davide Gatti; Uoc Medicina d’urgenza prof. Domenico Girelli (direttore) e prof. Francesco Bertoldo. Presente il dott. Vincenzo Di Francesco, direttore Uoc Geriatria A. Per le patologie neurologiche prof.ssa Gloria Mazzali (Uoc Geriatria A). Per gli aspetti nutrizionali nelle patologie cronico-degenerative: prof Riccardo Bonadonna (direttore Uoc Endocrinologia, Diabetologia e Malattie del metabolismo), prof. Luca Dalle Carbonare (Uoc Medicina C), prof. Michele Milella (direttore Uoc Oncologia), prof. Manuel Ferraro (direttore Uoc Nefrologia). Poi dott.ssa Anna Giani (Uoc Geriatria B), dott.ssa Luisa Cauchioli Bissoli (Uoc Geriatria B) per il trattamento della Sarcopenia con il prof. Zamboni. Presenta anche la professoressa Patrizia Mecocci, geriatra università di Perugia, esperta in demenza senile. 
Prof. Mauro Zamboni, direttore Uoc Geriatria B: “E’ dimostrato che la dieta mediterranea può allungare la vita di circa dieci anni. Non è un caso che le Blue Zone, le aree del mondo con più centenari, si caratterizzino proprio per questo regime alimentare ricco di olio di oliva, frutta, verdura e pesce. Esiste un rapporto bidirezionale tra cibo e invecchiamento: il nostro modo di mangiare influisce su come invecchiamo, ma l'invecchiamento modifica anche il senso di fame e sazietà. Con l'avanzare dell'età diminuiscono questi segnali: circa il 30% degli anziani autonomi che vive a casa ha un introito calorico insufficiente, mentre nelle strutture questa percentuale raggiunge l'85%. È un paradosso nel nostro mondo di abbondanza. Questo ha ricadute sulla forza muscolare dell’anziano. Dalla fascia dei 65-70 anni, la perdita di massa muscolare accelera: gli uomini perdono circa 2 chili ogni 10 anni. Poi subentrano patologie concomitanti, per cui le indicazioni nutrizionali non possono essere uguali per tutti. Un giovane che mangia troppo invecchia con più patologie, un anziano che riduce male l'introito alimentare accelera il declino della propria salute. Gli unici interventi realmente efficaci consistono nel modificare lo stile di vita con attività fisica adeguata e uno schema nutrizionale personalizzato, ma il controllo medico è essenziale. Infine Vitamina D e Omega-3 hanno ruoli importanti nel mantenimento dei muscoli e riducono l'infiammazione, ma i supplementi non possono sostituire la dieta variata e l'esercizio fisico”.
Prof.ssa Patrizia Mecocci, Ordinario di Geriatria all'università di Perugia: “Oggi si parla molto di nutrizione perché finalmente si associa anche alla prevenzione della demenza, mentre fino a 20 anni fa si lavorava soprattutto sulla ricerca della cura. Ci sono numerosi studi epidemiologici che dimostrano come un'alimentazione sana nel corso della vita determini una riduzione del rischio di demenza in età avanzata, ed è importante che questa cultura venga diffusa a tutte le età. Bisogna imparare a invecchiare fin dalla nascita perché è in questo modo che riusciamo a garantirci un invecchiamento in salute. La cosa fondamentale è garantire quanto più possibile l'autonomia, l'autosufficienza e quindi anche l'autostima. A tavola ad esempio si può provare ad utilizzare alimenti che siano facilmente gestibili: il finger food se una persona che ha difficoltà ad utilizzare posate. Fondamentale è educare i familiari e i caregiver sull’importanza della nutrizione e che devono adattare il tipo di alimentazione alle capacità della persona. Infine, il momento del pasto deve essere il più possibile sereno, senza attriti”. 
 
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Ultimo aggiornamento: 11/09/2026 13:46

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