Verona pioniera nell'educazione a scuola sul primo soccorso: oltre 21 mila studenti formati grazie al sostegno della Fondazione Famiglia Rana
Al via un modello innovativo di Peer Education, che rende i ragazzi protagonisti e migliora il benessere psicologico degli adolescenti
Imparare a proteggere e salvare una vita aiuta anche a radicare fiducia in se stessi e senso di responsabilità. È da questa intuizione, oggi supportata da una delle più ampie raccolte dati realizzate in ambito scolastico sul rapporto tra educazione e benessere giovanile, che è partito a Verona il format educativo "Pillole di Primo Soccorso Peer to Peer”. Un modello innovativo che trasforma gli studenti da destinatari passivi della formazione a protagonisti attivi del processo educativo, contribuendo ad aumentare il benessere e l’autostima, laddove prima invece si registrava diffusa fragilità emotiva.
Un progetto educativo unico in Italia. L'iniziativa è promossa dall'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, che dal 2021 ha costruito una vera e propria filiera educativa della rianimazione cardiopolmonare, coinvolgendo finora oltre 21.000 studenti veronesi. Un percorso che, grazie alla collaborazione con l'Università degli Studi di Verona, è divenuto unico nel panorama nazionale per come accompagna bambini e ragazzi lungo tutto il loro cammino scolastico.
Il sostegno della Fondazione Famiglia Rana. Questo risultato straordinario è reso possibile dal sostegno economico della Fondazione Famiglia Rana, che ha creduto nel valore dell'iniziativa consentendo di ampliare il progetto a migliaia di studenti e di integrare nella formazione una componente di ricerca dedicata al benessere degli adolescenti. Grazie a questo contributo, l'insegnamento delle manovre salvavita è diventato anche uno strumento per ascoltare i giovani, comprenderne i bisogni e valorizzarne le potenzialità.
“Questo progetto è eccezionale per numerosi motivi: rimette al centro la preziosità della vita, promuove il senso di cura per il prossimo e valorizza la responsabilità personale, ispirando coraggio e spirito di iniziativa. Come padre, come cittadino e come imprenditore, sono felicissimo di essere da anni al fianco dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona per formare sempre più giovani nelle pratiche di primo soccorso” dichiara Gian Luca Rana, CEO di Pastificio Rana. “Mettere un ragazzo nelle condizioni di salvare la vita altrui significa anche aiutarlo a scoprire il valore della propria. Con questo progetto abbiamo voluto sostenere un percorso di competenze, consapevolezza e fiducia, trasformando la formazione in un’esperienza capace di lasciare un segno profondo nell'anima dei giovani e di impattare positivamente sulla persona soccorsa tanto quanto sul soccorritore, alimentando una visione sempre più solidale e altruistica della società. Credo da sempre nel valore della vita, del rispetto, del coraggio, del senso civico e dell’educazione. Investire nelle nuove generazioni significa dare loro strumenti concreti per crescere, acquisire consapevolezza e sicurezza, sentirsi parte attiva della società e costruire il proprio futuro. La formazione di primo soccorso offerta a migliaia di giovanissimi contribuisce al benessere della collettività intera e dei singoli, promuovendo una cultura diffusa della responsabilità e della solidarietà. In questo modo possiamo tornare a sperare in una comunità più generosa, più preparata e, soprattutto, più unita”.
“Con Fondazione Famiglia Rana condividiamo una visione comune che mette al centro il valore delle relazioni tra persone, generazioni e istituzioni”, dichiara Paolo Petralia, Direttore generale Azienda ospedaliera universitaria integrata Verona. “Prendersi cura degli altri non è solo una competenza tecnica o clinica: è un atto che trasforma chi lo compie. Questo lo vediamo nei giovani studenti, che attraverso la formazione al primo soccorso riscoprono la propria capacità di essere utili, presenti e responsabili. Il cuore di ciò che abbiamo costruito insieme è un'alleanza concreta tra chi cura e chi investe nel futuro, uniti dalla stessa convinzione che il benessere di una comunità lo si coltiva fin da giovani e si compone anche dei legami che la tengono insieme. Siamo determinati a portare ancora più lontano questo percorso che rappresenta un modello innovativo con una scelta precisa: costruire qualcosa insieme, non in parallelo”.
Il lancio del programma “Pillole di Primo Soccorso Peer to Peer”. La fase pilota del pioneristico programma "Pillole di Primo Soccorso Peer to Peer” ha coinvolto 5 istituti del territorio veronese, in cui 119 studenti tutor hanno formato 826 compagni più giovani sull’utilizzo del defibrillatore, le manovre di primo soccorso e i comportamenti corretti da adottare nelle situazioni di emergenza. Da questo nucleo iniziale di successo i partecipanti sono poi aumentati fino a superare il traguardo dei ventimila studenti.
Un'esperienza di educazione tra pari, capace di rafforzare non soltanto le competenze tecniche ma anche le capacità comunicative, relazionali ed emotive dei ragazzi: un modello destinato a segnare una nuova tappa nell'insegnamento delle manovre salvavita nella scuola italiana.
Oltre il primo soccorso: un impatto sul benessere degli adolescenti
Un ulteriore elemento importante emerge dalla ricerca sulla valutazione del benessere psicologico dei giovani coinvolti, sviluppata e analizzata insieme all’università di Verona. I risultati del questionario somministrato agli studenti prima di iniziare il percorso di primo soccorso, con strumenti validati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, hanno evidenziato una diffusa fragilità emotiva tra gli adolescenti, con livelli di benessere spesso inferiori alle soglie considerate ottimali. Dall'altra, le indagini condotte dopo i percorsi formativi mostrano risultati sorprendenti: oltre il 90% degli studenti riferisce un miglioramento del proprio benessere e della crescita personale, mentre più dell'86% dichiara una maggiore percezione di sicurezza e fiducia nelle proprie capacità. Dati che confermano che la formazione alle manovre salvavita produce effetti che vanno ben oltre l'apprendimento tecnico.
L'originalità dell'esperienza veronese è riconosciuta anche dalla comunità scientifica internazionale. “L'esperienza sviluppata a Verona rappresenta oggi la concreta realizzazione di ciò che la scienza considera realmente efficace per sensibilizzare i giovani e consolidare nel tempo le competenze di primo soccorso”, afferma Katya Ranzato, presidente di Italian Resuscitation Council. “L'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona è riuscita a tradurre in un progetto concreto gli standard educativi raccomandati a livello internazionale. La continuità didattica costruita tra i diversi livelli scolastici e l'adeguatezza dei contenuti alle differenti fasce d'età rendono questa esperienza pionieristica nel panorama nazionale”.
Un percorso educativo che accompagna gli studenti dalla primaria alle superiori: i numeri
Il progetto “Pillole Di Primo Soccorso Peer To Peer” si inserisce in un percorso educativo articolato, dedicato a tutte le fasce scolastiche, dalla scuola primaria fino alle superiori, comprendendo le seguenti attività:
• “Un battito di mani" ha coinvolto 9.632 alunni delle scuole primarie
• "Tieni il tempo: la Vita tra le mani" ha formato 7.142 studenti delle scuole secondarie di primo grado sulle manovre di soccorso;
• Diamoci una scossa: la rianimazione nella scuola” ha certificato 3.408 ragazzi delle scuole superiori sull’utilizzo del defibrillatore semiautomatico
In un Paese che registra ogni anno circa 60 mila arresti cardiaci extraospedalieri, diffondere la cultura del primo soccorso nelle scuole significa aumentare le possibilità di sopravvivenza delle persone colpite da emergenze tempo-dipendenti. Ma l'esperienza veronese suggerisce che il beneficio può essere ancora più ampio: formare ragazzi capaci di aiutare gli altri, assumersi responsabilità e combattere l'ansia esistenziale sentendosi parte attiva ed utile della comunità.
Un effetto che va oltre la pratica di rianimazione cardiopolmonare, finendo per rianimare l'anima dei giovani stessi che vengono formati e generando cambiamenti molto più grandi per una generazione più consapevole e pronta a prendersi cura del prossimo.
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