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I nostri Corsi

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Perdersi nell’organizzazione Recupero di senso dell’agire professionale e valorizzazione del Coordinatore

26 ottobre 2018

08:30
Centro Medico Culturale “G. Marani” Via S. Camillo de Lellis, 1 - Verona

Da molti anni le aziende sanitarie sono investite da riorganizzazioni (a livello macro, meso e micro) che si susseguono a ritmo incalzante e tutto diventa “nuovo modello organizzativo” accompagnato da revisioni, integrazioni, dis-integrazioni, attenzione focalizzata sul dato.

Le organizzazioni diventano sempre più grandi e complesse e le decisioni avvengono a livello centrale; i professionisti diventano sempre più lontani e piccoli (effetto grandangolo).
Alle persone viene richiesto di investire energie in progetti organizzativi e ri-organizzativi fondati su aspetti che il singolo non è più in grado di decodificare e comprendere perché sempre più lontani dalle specifiche del contesto in cui quotidianamente egli agisce e sempre più lontani dall’ideale umano su cui si fonda una scelta professionale in ambito clinico-assistenziale.

Le organizzazioni di oggi: grandi elaboratori di dati, grande attivazione della neocorteccia, sembrano aver perso la memoria della loro dimensione fisica ed emotiva. Per contro non a caso, le persone vivono un senso di abbandono e la percezione di non essere “viste”; si ha la sensazione di una progressiva perdita del senso di essere parte di un progetto aziendale e di poter incidere sulle scelte.

Anche le ultime norme contrattuali che riguardano il Coordinatore, nell’affanno della ricerca del nuovo e del meglio, sembrano invece veicolare perdita e misconoscimento (non visione/dis-attenzione) di competenze e professionalità acquisita con impegno quotidiano nel corso degli anni.

Tutta questa continua tensione organizzativa e al cambiamento, tutta questa ricerca e questo affannarsi su “nuovi” modelli organizzativi quanto sono in grado di non lasciarsi sfuggire e di non perdere quanto di virtuoso appartiene al “vecchio”? Quanto tiene in sé lo spazio e la riflessione circa la dimensione umana, delle persone: quelle che vi entrano per essere assistite e quelle che devono assistere?

Come è possibile umanizzare le cure se le persone che curano lavorano in un contesto che percepiscono sempre più distante, non in ascolto delle loro proposte, non vicino ai loro bisogni e alle loro istanze?

Possiamo ancora parlare di organizzazioni umanizzate e, quindi, umanizzanti?
È possibile compensare il senso di perdita e ritrovare il senso del proprio agire professionale e come? Che cosa concretamente devono fare l’organizzazione e i coordinatori per ridurre il fenomeno delle “cure perse”, il disagio dei coordinatori stessi affinché essi si sentano visti, riconosciuti e valorizzati nella loro professionalità?

Il presente convegno è un’occasione per riflettere su tali temi e cercare alcune risposte a questi scottanti quesiti. 


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